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2020-09-12

Allen Iverson e i Georgetown Hoyas: successi, fallimenti e un punto fondamentale per la cultura nera

Allen Iverson ha iniziato a scrivere la storia del basket ai Georgetown Hoyas, sotto la guida di coach John Thompson. In quelle due stagione Iverson e Thompson si sono resti responsabili di un manifesto per il basket e la cultura afroamericana.

"Grazie per avermi salvato la vita, Coach", così Allen Iverson ha salutato coach John Thompson, prima alla sua induzione nella Hall of Fame datata settembre 2016, e poi nel post Instagram in occasione della morte del leggendario allenatore avvenuta alla fine di agosto di questo 2020. Alla fine di quel triste messaggio, Iverson chiude dicendo "Vedrò sempre il tuo volto quando chiudo gli occhi, sperando di averti reso orgoglioso. Il tuo figliol prodigo. #Hoya4Life". Il legame di Iverson con Georgetown e il suo allenatore infatti sono indissolubili, quel tipo di unione che va oltre lo sport e si può considerare famiglia, un’influenza che ha aiutato The Answer ha diventare il giocatore che abbiamo imparato ad amare, oltre che il simbolo, il personaggio che ha cambiato la storia del basket moderno.

La scomparsa di coach Thompson è stata enorme ed orribile per l’intero mondo del basket, non solo per Iverson. Thompson fu il primo allenatore nero a guidare un college al titolo NCAA, in una fantastica galoppata nel 1984 aiutato da Patrick Ewing e Reggie Williams. Da quel momento Georgetown diventò famosa per i lunghi, tipologia che Thompson stesso era quando vinse due titoli NBA con i Boston Celtics. Patrick Ewing e Reggie Williams, ma anche Alonzo Mourning, Dikembe Mutombo, Merlin Wilson e Othella Harrington, gli Hoyas erano una fucina di big men, ma Iverson fu quel giocatore che invertì la rotta del college e della tipologia di gioco di Georgetown, normalmente così diverso.

Difatti Thompson e Georgetown non hanno mai reclutato Iverson, non lo hanno mai cercato. In realtà Iverson non lo stava cercando nessuno. Andiamo per gradi. Iverson era una furia al liceo, un talento inarrestabile che aveva attratto università da tutta America a ricoprirlo di borse di studio sia per il basket che per il football americano, al punto che A.I. stava pensando di giocare due sport contemporaneamente. Un giorno tutto questo sparì all’improvviso.

Una rissa scoppiò al bowling di Newport News, una di quelle risse che fanno notizia. Iverson e i suoi amici furono arrestati e processati come adulti nonostante avessero 17 anni e condannati per una norma statutaria pressoché inutilizzata in Virginia chiamata "aggressione con lesioni da parte di gruppo", una sentenza che avrebbe mandato il gruppo a spendere diversi anni in carcere. Inutile dire che Iverson e i suoi amici, gli unici ragazzi neri presenti, furono gli unici arrestati. The Answer fu accusato di aver colpito in volto una donna con una sedia, accusa falsa visto che le telecamere mostrarono che la futura stella NBA e i suoi amici lasciarono subito l’area allo scoppia della rissa che coinvolse solo studenti bianchi. Il processo durò più del dovuto appunto per giudicare Iverson e soci colpevoli come adulti, ma fortunatamente arrivò la grazia del Governatore della Virginia, resosi conto dell’assenza di prove nei confronti dei ragazzi. Ciò nonostante, Allen passò quattro mesi nel carcere di Newport News. A questo proposito si consiglia vivamente la visione di "No Crossover: The Trial of Allen Iverson", un documentario di ESPN che parla proprio di quella spiacevole situazione.

A.I. era finalmente libero, però a nessuno importava che la sentenza fosse arrivata in assenza di prove, Iverson era ormai bollato come il ragazzo problematico che era meglio non avere in spogliatoio. Ed ecco sparire tutte le borse di studio. Fu sua mamma quindi a recarsi da coach Thompson e a pregarlo di prenderlo. "Ho bisogno che lei salvi la vita di mio figlio, perché se rimane qui andrà in prigione e morirà". Così andò il colloquio, racconta Iverson. Thompson diede la borsa di studio e Iverson lo ripagò con due anni impressionanti, il raggiungimento prima delle Sweet 16 con tanto di premio di Rookie dell’anno della Big East, e l’anno successivo con le Elite 8 al Torneo NCAA, con un referto di 22.9 punti di media. Il destino era visibile fin dalla prima partita collegiale in carriera, in cui taglio come burro il pressing di Arkansas, la famosa difesa denominata "i 40 minuti di inferno".

Mamma Iverson scelse proprio coach Thompson perché sapeva della sua capacità di guidare i ragazzi non solo in campo ma nella vita, nel farli diventare uomini, ma anche del suo ruolo nella comunità nera. Proprio nel 1994 Thompson aveva infatti convinto Nike ad aggiungere il "kente" nella maglia degli Hoyas, un pattern originariamente in seta e cotone tipico degli abiti celebrativi del Sud del Ghana, considerato il "tessuto dei re". Thompson non era solo l’allenatore nero che per primo vinse un titolo NCAA, ma era anche quello che aveva trasformato Georgetown nel college preferito dai ragazzi neri d’America. Georgetown era praticamente un HBCU (Historically Black Colleges and Universities) agli occhi di molti.

Georgetown fu anche il primo college ad avere accesso alle Air Jordan XI "Concord", tutt’ora una delle scarpe più amate di sempre, nonché un plus enorme per lo stile e il recruiting degli Hoyas.

Con quei capelli rasati, senza fascia in testa, senza tutore sul braccio, senza tatuaggi e senza le Reebok Answer ai piedi non sembra nemmeno Allen Iverson, ma basta vederlo col pallone in mano e si capisce subito che il mondo del basket non sarebbe mai stato lo stesso.

Ora la maglia collegiale di Allen Iverson è disponibile da Airness, insieme a tante altre divise vintage. Ora sapete anche che questa canotta non rappresenta solo l’inizio della storia di Allen Iverson, ma anche un simbolo di speranza per i giovani cestisti neri di tutto il mondo, grazie al kente che scorre lungo i fianchi.

Clicca QUI per andare alle canotte.

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